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La Filanda di Forno e il suicidio del Partigiano

Ruderi della Filanda di Forno.

La storia di una filanda abbandonata fra le Alpli Apuane si intreccia con l'eccidio di forno: fra archeologia industriale e stragi nazifasciste

Forno - 17 Novembre 2024

Un’altra giornata di pioggia. Il cielo è grigio da giorni, il sole lo vedremo forse tra una settimana o più. La strada è tortuosa, ma la luce ovattata del meteo avverso incornicia perfettamente le costruzioni tipicamente in bilico delle Alpi Apuane, rendendo il nostro viaggio gradevole. Case sospese, crinali rocciosi, rocce volanti: tutto questo piantato in mezzo ad una gola infinita scavata pazientemente dal fiume.

Ci troviamo a Forno, nel comune di Massa. Qui troveremo ciò che resta della vecchia filanda, antico cuore industriale della montagna risalente alla fine del 1800.

La guglia di roccia di Forno

Arriviamo al paese con non più di una manciata di notizie in tasca, parcheggiando l’auto sotto una grande roccia. Qui ci sono grandi rocce ovunque. Una in particolare cattura la mia attenzione: un’enorme formazione minerale sfida la gravità, stagliandosi sopra le nostre teste come un dardo monumentale che trafigge la nebbia.

Dall’altra parte, lo sfidante artificiale della lancia di roccia: un edificio a sette piani svetta indisturbato, mentre le piccole cascate che si originano dalle sue fondamenta si gettano a capofitto nel fiume sottostante.

La casa delle cascate di Forno

Forno - 13 Giugno 1944

Appena quattro giorni fa, Forno viene occupata dal gruppo partigiano dei Patrioti Apuani e dichiarata una repubblica indipendente e libera. Ma oggi, all’alba, le truppe tedesche e della Xª MAS effettuano un rastrellamento, portando via dalle proprie case più di cento uomini, conducendoli nei pressi della chiesa di Sant’Anna, vicino al fiume.

Per chi tenta la resistenza armata, il trattamento è l’uccisione immediata. Per gli altri invece, ha inizio un processo di selezione con l’aiuto dei delatori. Le strade di Forno sono sbarrate, così come le mulattiere ed i sentieri montani; il tradimento è evidente.

Sessanta uomini vengono giustiziati a sangue freddo nei pressi del fiume. Cinquanta saranno presto deportati. Otto di loro, fra cui il partigiano Marcello Garosi, detto Tito, cercano di resistere fino alla fine. Proprio quest’ultimo, per non cadere nelle mani del nemico, sotto un’enorme roccia sospesa come un dardo che cerca di trafiggere il cielo, rivolge l’arma contro se stesso e con l’ultimo colpo si toglie la vita.

La filanda di Forno - 17 Novembre 2024

La pioggia cade ancora ed il fiume ruggisce. Superato un piccolo ponte, ci troviamo all’interno del piazzale dell’ex filanda di Forno, adesso riadattato a parcheggio per i residenti. Gli unici due edifici sopravvissuti al tempo sono il padiglione principale dove vi erano gli uffici e un vecchio fabbricato marcescente adibito a dormitorio per gli operai. Quest’ultimo è stato vittima di un maldestro tentativo di ristrutturazione mai terminato. Del vero e proprio cuore produttivo della filanda, tuttavia, non resta quasi niente, se non qualche alta parete divorata dai rampicanti e un’alta ciminiera che chiude il maestoso triangolo di pinnacoli.

L’interno dell’ex dormitorio è un labirinto di colonne metalliche, scale e detriti.

Ex dormitori abbandonati

Dove prima sorgeva lo stabilimento, adesso c’è una foresta pericolante di rovi, mura sospese e voragini che si aprono insidiose come ferite nel terreno. Il maltempo attutisce la velocità nel procedere e costringe ad osservare cautela. C’è un passaggio che costeggia il fiume e conduce alla grande ciminiera. All’interno, un altro corso d’acqua che si getta da qualche parte sotto terra; l’ennesima arteria del grande sistema venoso, che si rivolge al cuore ancora pulsante di questo posto: la turbina idraulica sotterranea che forniva energia meccanica alla filanda.

I resti della filanda avvolti dalla vegetazione I resti della filanda avvolti dalla vegetazione

Il museo

Una finestra rotta è l’ingresso per il museo. Non servono prenotazioni né biglietti, solo un po’ di fortuna e discrezione.

Tutto ciò che resta di questo luogo è stato catalogato e sistemato con cura nelle stanze che un tempo ospitavano più di mille dipendenti. Ci sono pezzi di macchinari, grossi ingranaggi, descrizioni approssimative sulla storia del posto e sulla produzione del cotone. Sopra la mia testa passano enormi tubi che sbucano dal soffitto e si tuffano nel pavimento. Nei momenti in cui la pioggia allenta un po’ il ritmo, si sente la gigantesca turbina scalpitare rumorosamente sotto ai nostri piedi.

Bambole abbandonate

C’è una scala in ferro che si immerge nel ventre della filanda. La percorro al buio. Qui nessuno si è premurato di riordinare, catalogare, scrivere; il sapore di decadenza post-industriale si fa vivido. Seguo l’istinto ed il rumore della turbina. Tra poco scopriremo che il motivo per il quale funziona ancora è che fornisce elettricità a tutto il paese.

Museo di archeologia industriale abbandonato Museo di archeologia industriale abbandonato

Il mio cammino si interrompe di fronte ad un portone a grate di ferro: è là dietro. Ruggisce come una bestia alimentata da un convoglio forzato di acqua ad alta pressione. Lavora incessantemente, giorno e notte, riecheggiando nel silenzio del vuoto. Un cuore stanco che vuole essere lasciato in pace.

I piani superiori forse un tempo ospitavano gli uffici. Successivamente hanno ospitato visite guidate e compleanni.

All’uscita - la finestra - la pioggia ha smesso di cadere e così anche l’invisibilità cessa. Atterriamo proprio di fronte a un vecchio signore a passeggio con il cane. Ma invece di guardarci con sospetto, si mette cordialmente a raccontare ciò che ho appena raccontato a voi. Parla del suicidio del partigiano Tito, del massacro, della filanda. Lui c’era, ha visto tutto, era un bambino.

Con la voce narrante che ci accompagna verso l’auto, rivolgo uno sguardo al massacro che ormai è soltanto una targa. Alle spalle la filanda di Forno, ora solo il museo di un museo: il tentativo di preservarne la memoria è fallito.

Ma forse esistono cose che la gente vuole solo dimenticare.

Macchinario nella filanda abbandonata

Posted on: February 6, 2026 Author: Mick

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